Strage di Pizzolungo, al via il quarto processo. Imputato è il boss Vincenzo Galatolo

49

Non sono bastati tre processi a fare piena luce sulla strage di Pizzolungo. E’ iniziato martedì, a Caltanissetta, il “Pizzolungo quater”, per la strage che il 2 aprile 1985 aveva l’obiettivo di uccidere il giudice Carlo Palermo e causò la morte di Barbara Rizzo Asta, di 33 anni, e dei suoi gemellini di 6 anni, Salvatore e Giuseppe Asta.

Le accuse a Galatolo – Una strage quella di Pizzolungo, che secondo le dichiarazioni del pentito Santino Di Matteo venne decisa, in una riunione di mafia a Castelvetrano, alla presenza dei capi assoluti di Cosa nostra trapanese, Ciccio e Matteo Messina Denaro, padre e figlio.
La Procura di Caltanissetta ha chiesto al gip il rinvio a giudizio del boss mafioso palermitano del rione Acquasanta, Vincenzo Galatolo. Ad accusare Galatolo sono la figlia “ribelle” Giovanna Galatolo e il pentito Francesco Onorato. «Non appena il telegiornale diede la notizia mia madre iniziò a urlare, i bambini non si toccano. Mio padre le saltò addosso, cominciò a picchiarla, voleva dare fuoco alla casa». «Avevo vent’anni – il racconto di Giovanna, che oggi collabora con la giustizia – a casa sentivo mio padre che diceva: “quel giudice è un cornuto”. Poi, si verificò l’attentato. E mi resi conto, anche mia madre capì. Non si dava pace”».

Leggi anche altri articoli di Trapani o leggi la fonte


Questo contenuto è stato importato con un sistema automatizzato, senza intervento umano. È possibile segnalare la rimozione dei contenuti, leggendo prima le nostre Note Legali Disclaimer