Di Maio «L’Italia non accetta il ricatto di Haftar, lavoriamo al rilascio dei pescatori

Di Maio: «L’Italia non accetta il ricatto di Haftar, lavoriamo al rilascio dei pescatori» 

ROMA – «L’Italia non accetta ricatti, lo voglio dire molto chiaramente». Sono le parole pronunciate questa mattina da il ministro degli Esteri Luigi Di Maio a Radio 24 parlando del caso dei 18 marittimi siciliani fermati in Libia con pescherecci «Antartide» e Medinea» il primo settembre a circa 35 miglia a nord di Bengasi. Oltre agli equipaggi dei due motopesca in cerca del «prezioso» gambero rosso in stato di fermo vi sono anche Giacomo Giacalone e Bernardo Salvo: comandante e primo ufficiale dei motopesca «Anna Madre» e «Natalino» (registrato a Pozzallo ma con equipaggio mazarese) riusciti a sfuggire alla cattura quella stessa serata. «I nostri concittadini devono tornare a casa», ha sottolineato il ministro. 

Il ricatto di cui parla Di Maio è quello che sarebbe stato messo in atto dal generale Khalifa Haftar, uomo forte della Cirenaica, che controlla il territorio di Bengasi e che ha dato ordine di non rilasciare i pescatori italiani fino a quando 4 calciatori libici imprigionati a Catania e condannati a 20 e 30 anni per traffico di immigrati non saranno liberati. Per mesi le loro famiglie in Libia hanno chiesto la libertà, sostenendo che erano soltanto calciatori, atleti che volevano fuggire in Europa. Giovedì scorso donne, ragazzi, bambine e bambini si sono presentati al porto di Bengasi con fotografie e cartelloni: «Liberate gli atleti libici: sono calciatori, non trafficanti».  

Ma Di Maio oggi ha dichiarato chiaramente che l’Italia…